CENTENARIO DELL'ENTRATA DELL'ITALIA NELLA GRANDE GUERRA. Contro due guerre mondiali la temibile forza della canzone " A Maria per la pace"

Archivio di Stato Lecce, via Sozy Carafa - Archivio di Stato di Lecce

2015 - Mostra - Convegno

A cento anni dall'entrata dell'Italia nella Grande Guerra ed a settanta dalla conclusione del secondo conflitto mondiale, che chiuse il trentennio più sanguinoso di tutti i tempi, l'Archivio di Stato di Lecce propone una riflessione sul valore della pace in tempo di guerra e su come, in quei tragici frangenti, gli appelli e le preghiere per ottenerla fossero considerate pericolosi fattori "deprimenti " per lo spirito pubblico. Nel gennaio 1943 un sacerdote del basso Salento veniva diffidato dai funzionari della regia Questura di Lecce a non far più cantare la preghiera "A Maria per la pace", né altre che potessero avere un effetto antipatriottico sui fedeli. Era accaduto, infatti, che in occasione della festa dell'Immacolata Concezione, celebrata l'8 dicembre 1942 nella chiesa di Santo Stefano in Taurisano, alla fine della liturgia fosse stato intonato quel canto religioso, noto anche con il titolo "A Maria, Regina della Pace". Dalle indagini condotte dai carabinieri della locale stazione, risultò che il cosiddetto "Inno per la pace", cantato fin dalla Grande Guerra ed esistente in stampa già musicato, era stato rintracciato dal sacerdote tra le sue carte e fatto copiare da alcune devote della confraternita mariana da lui diretta spiritualmente; dopo i preparativi necessari, era stato cantato "in forma liturgica senza alcun significato di carattere politico" rassicuravano i carabinieri, allegando copia a stampa della preghiera (un volantino di cm. 25 x 17,5). Ciò, tuttavia, non fu sufficiente a risparmiargli la diffida, a margine della quale egli cercò di discolparsi, dichiarando di averla fatta cantare su richiesta di alcuni fedeli ed esternando formalmente i suoi sentimenti di italianità. La segnalazione di quell'episodio era giunta alle autorità di pubblica sicurezza attraverso la relazione settimanale inviata alla Questura di Lecce dalla Commissione provinciale di guerra nell'apposita voce relativa al "Comportamento del clero". Tale Commissione, operante presso la Direzione provinciale delle poste e telegrafi e dipendente dal prefetto, esercitava infatti il controllo totale sia della corrispondenza da e per i militari, sia dei telegrammi e delle comunicazioni telefoniche, mentre la corrispondenza civile era soggetta a controllo parziale. A rivelare ingenuamente l'episodio in questione era stata una ragazza nella lettera inviata al suo fidanzato lontano, di sicuro un soldato, soggetto quindi sensibile al richiamo cristiano alla pace in una fase del conflitto quanto mai critica per le sorti dell'Italia in armi. Quell'appello per intercedere la fine di una guerra lunga e disastrosa che aveva fiaccato gli entusiasmi della prima ora, alimentati dalla propaganda di regime che aveva confidato in una facile e rapida vittoria dell'Asse, giungeva in un contesto di stanchezza psicologica sia del fronte esterno, sia di quello interno. In quei mesi non erano mancate manifestazioni di protesta ad opera di donne, sempre più critiche verso la continuazione dell'impegno bellico anche a causa dei disagi provocati dall'economia di guerra, dalla mancanza di generi alimentari, dall'aumento dei prezzi, dall'oscuramento e dalle incursioni aeree e l'attività incessante della censura di guerra non era riuscita a bloccare la diffusione di notizie poco confortanti per la nazione sulla piega presa dagli eventi sui vari fronti di combattimento. Mentre crollavano le ragioni ideologiche del conflitto ed il concetto stesso di patria come comunità, i fedeli, e le donne in particolare, manifestavano con la preghiera di credere in valori universali diversi dal patriottismo e dall'orgoglio nazionalistico. Nel frattempo anche a livello provinciale si registravano forme di dissenso nel clero e un atteggiamento di condanna della guerra cominciava a circolare nell'opinione pubblica salentina all'avvicinarsi del secondo inverno del conflitto, precedendo il radiomessaggio di Pio XII del Natale 1942, che avrebbe trovato nel mondo cattolico una notevole cassa di risonanza, allertando i questori italiani circa gli effetti che tale discorso avrebbe potuto avere sulla popolazione. In quel contesto si collocava l'iniziativa religiosa presa da don Antonio Nuzzo, questo il nome del cappellano della chiesa di S. Stefano, classe 1911, originario della vicina Ruffano, orfano di guerra e quindi vittima egli stesso della tragedia immane del primo conflitto globale, denunciato con veemenza da papa Benedetto XV(1854; 1914-1922) sin dagli esordi del suo pontificato, passato alla storia per la definizione della Grande Guerra come "inutile strage" nella Nota ai governanti dell'agosto 1917: quello stesso papa che aveva ispirato il testo della canzone per la pace fatta intonare dal sacerdote ai suoi fedeli. Grande era stato l'impegno del pontefice per ottenere una pacifica conclusione del conflitto, ancorché disatteso dagli governi. Tre mesi prima, il 5 maggio 1917, a un mese dalla dichiarazione di guerra degli Stati Uniti alla Germania, che aveva portato il conflitto a livello mondiale, in un'epistola indirizzata al Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Gasparri, papa Della Chiesa aveva insistito sulla necessità di invocare la pace da Gesù grazie all'intercessione di Maria, invitando per il suo tramite i vescovi di tutto il mondo ad aggiungere nelle Litanie lauretane a partire dal successivo mese di giugno l'invocazione "Regina pacis, ora pro nobis". Alla fine, affidando la pace del mondo nelle Sue mani, il papa fece un altro appello "Si levi , pertanto, a Maria, che è madre di Misericordia ed onnipotente per Ia grazia, da ogni angolo della terra, nei templi maestosi e nelle più piccole cappelle, dalle regge e dalle ricche magioni dei grandi come dai più poveri tugurî, ove alberghi un'anima fedele, dai campi e dai mari insanguinati, la pia, devota invocazione e porti a Lei l'angoscioso grido delle madri e delle spose, il gemito dei bimbi innocenti, il sospiro di tutti i cuori bennati: muova la Sua tenera e benignissima sollecitudine ad ottenere al mondo sconvolto la bramata pace e ricordi, poi, ai secoli venturi l'efficacia della sua intercessione e la grandezza del beneficio da Lei compartitoci". Accostando queste parole al testo della canzone "A Maria per la pace", si nota una forte assonanza di termini e di concetti, a dimostrazione di come essa rispecchiasse in pieno il pensiero del pontefice. Otto giorni più tardi la Vergine apparve a Fatima e quell'evento prodigioso sembrò una risposta alle preghiere giunte sino a Lei dal mondo devastato, per dimostrare il suo amore materno verso l'umanità dolente ed indicare la via verso la pace in quanto mediatrice di tutte le grazie. In archivi, musei e biblioteche è possibile trovare a distanza di un secolo materiale devozionale distribuito in grande quantità anche nelle linee del fronte soprattutto prima della disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917). Tra i milioni di esemplari di orazioni, suppliche, santini e libri religiosi spiccavano la preghiera di pace di papa Benedetto XV, pubblicata sin dal 1915, e l'immagine di Maria Regina della Pace. Tuttavia, dopo quell'evento disastroso per l'esercito italiano, sul papa era caduta l'accusa di disfattismo e la censura aveva imposto di veicolare immagini e preghiere di chiaro valore patriottico. La preghiera di Benedetto XV fu considerata troppo pacifista e venne quindi vietata, mentre ai cappellani militari fu precluso l'uso della parola pace nelle loro prediche. Ma l'eredità spirituale di papa Della Chiesa, che aveva delegittimato moralmente la guerra, mettendo in luce il contrasto tra il magistero papale e le chiese nazionali, schieratesi con i rispettivi governi, aveva varcato i limiti temporali del suo pontificato, mostrando la propria universalità oltre che un'attualità ed un consenso sempre crescenti, man mano che aumentavano le dimensioni e le atrocità del secondo conflitto mondiale. Maria Rosaria Tamblé

Poesia

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pagina creata il 04/10/2005, ultima modifica 08/03/2016