QUEL NATALE DEL 1944 TRA FAME E MISERIA. Il “Quinto Natale di guerra” nel Salento nei versi di Vincenzo Patera.

14/12/2018

Il vegliese Vincenzo Edoardo Patera (1889-1970),  di mestiere falegname, ha lasciato tra i suoi scritti una serie di componimenti in versi e in prosa pubblicati in varie occasioni tra la prima e la seconda metà del secolo scorso. Natale di guerraIn calce ad una sua poesia del 1943, teneva a sottolineare di aver "frequentato la terza elementare", che all'epoca corrispondeva alla scuola dell'obbligo, un livello di istruzione che comunque gli aveva consentito di destreggiarsi con una certa disinvoltura tra le rime. Della sua attività di versificatore in italiano e in vernacolo l'Archivio di Stato di Lecce conserva nella categoria 36ª del "Gabinetto" di Prefettura, riservata a "Stampa e propaganda", due componimenti originali dedicati rispettivamente al quarto ed al quinto Natale di Guerra, scritti nel 1943 e nel 1944, il primo in italiano, il secondo in vernacolo, messi in stampa su volantini dalla leccese Tipografia Martano.

   Proprio la guerra, del resto, con la sua crudeltà infinita era in grado di restituire al Natale il senso più profondo del messaggio di amore cristiano. Nel 1944, quando mancavano pochi mesi alla fine del secondo conflitto mondiale, mentre al centro-nord infuriavano i rastrellamenti, le deportazioni, le rappresaglie, gli eccidi e la guerra civile, con rapide ed efficaci pennellate tratteggiò le angosce e le speranze di un Salento liberato dalla dittatura, ma ancora assediato da fame e miseria, attanagliato dall'ansia per la sorte di tanti suoi figli ancora lontani e prigionieri del nemico e dal dolore per le innumerevoli vite umane sacrificate. Il vernacolo conferisce più smalto ai suoi versi, arricchendoli di espressioni idiomatiche particolarmente felici e azzeccate, e ci consegna uno scritto vivace nel descrivere l'abbigliamento arrangiato ed il cibo scarso di chi visse quegli anni bui, ma anche la speranza nella fine imminente di tanto inutile patire.

    Il componimento, pur nella sua impostazione convenzionale, ha tutto il valore di testimonianza viva e palpitante di una filosofia di vita e di uno stato d'animo diffusi tra gli abitanti di vicoli e "curti", venati di ironia e di rassegnata malinconia. Il carattere consolatorio della poesia, la sua capacità di veicolare rassicuranti messaggi di pace e di tenere basso il livello di conflittualità sociale, proprio mentre le ataviche ristrettezze economiche della povera gente erano rese più acute dalle contingenze belliche, motivano in questo, come in altri casi, il nulla osta prefettizio alla pubblicazione. In una realtà caratterizzata da privazioni, rinunce e sacrifici, anche l'acquisto di un semplice volantino a stampa diventava per i più un lusso, perciò l'Autore, rivolgendosi ai suoi lettori, li invitava ad un esborso congruo: "La carta è scarsa/lo potete capire/perciò pagate la copia/almeno 5 lire".

   Nel 1996 la sua biografia ed una raccolta di poesie e racconti sono stati pubblicati a cura di Mario Rizzo in un volume dal titolo "Vincenzo Patera, "pueta" della civiltà contadina. Composizioni dal 1934 al 1964", promosso dall'Amministrazione comunale di Veglie con l'intento di non disperderne la memoria.

                                                                                                     Maria Rosaria Tamblé

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pagina creata il 04/11/2010, ultima modifica 04/04/2019